In ricordo di Franco Filanci - 15.12.2025

Un maestro di passione e cultura se ne è andato: Franco Filanci

Ieri ci ha lasciato Franco Filanci, figura di riferimento per generazioni di filatelici e studiosi di storia postale. La sua vita è stata un viaggio appassionato tra francobolli, documenti e racconti che hanno reso viva la memoria collettiva del nostro Paese.

Filanci non è stato solo un presidente, ma un vero e proprio maestro: con la sua competenza, la sua disponibilità e la sua capacità di coinvolgere, ha saputo trasformare la filatelia da semplice hobby a disciplina di studio e di ricerca. Ogni pagina scritta portava con sé l’entusiasmo di chi credeva nel valore della storia raccontata attraverso i segni della corrispondenza.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ricorderà la sua gentilezza, la sua pazienza nel condividere il sapere e la sua capacità di unire le persone attorno alla passione per la filatelia. L’Accademia Italiana di Filatelia e di Storia Postale, che ha guidato con dedizione, oggi piange la perdita di un punto di riferimento, ma celebra anche l’eredità di un uomo che ha reso grande la cultura postale italiana.

Grazie, Franco, per averci insegnato a guardare oltre il francobollo, per averci mostrato che ogni timbro, ogni lettera, ogni segnaposto racconta una storia. La tua assenza lascerà un vuoto, ma il tuo esempio continuerà a ispirare chi, come te, crede nel valore della memoria e della condivisione.

Il Presidente di AIFSP
Thomas Mathà

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Ho avuto il privilegio di incontrare, conoscere ed essere in amicizia con Franco.
Franco è stato e resterà un MAESTRO: sapeva rivelarti cose che non si trovano sui libri; riusciva a farti colloquiare con la STORIA.

Roberto Monticini

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Lo avevo incontrato qualche tempo fa a Reggio Emilia e come sempre ci siamo intrattenuti a conversare. 
Mi è molto dispiaciuto aver saputo oggi della sua scomparsa.

Era molto interessato alla posta aerea e condividevo con lui molti punti di vista a riguardo. Molti dei nostri soci lo conoscevano bene, in primis il nostro compianto presidente Fiorenzo Longhi. Ne abbiamo voluto quindi ricordare la memoria con un messaggio ai nostri soci. 

Aggiungo qui un felice ricordo personale, che conservo con affetto, quando ricevetti un suo messaggio, nel 2016, in cui mi chiedeva di pubblicare sulla rivista "Storie di Posta", avendola apprezzata, i contenuti di una presentazione che avevo realizzato nell'ambito dei "Colloqui" di Prato dell'anno precedente, dal titolo "La posta, un mezzo veloce per veicolare i buoni sentimenti", poi rielaborato in termini di "Le Ali veloci dell'amore".

Il presidente Paolo Tondo e tutto il Consiglio AIDA, inviano le più sentite condoglianze.

Cordiali Saluti.

Flavio Riccitelli
Segreteria AIDA

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Che brutta notizia!!! Franco è stato lo scrittore filatelico che più di tutti ha ispirato l'hobby più bello e duraturo della mia vita. Grazie ai suoi disegni, al suo sarcasmo, ma soprattutto alla sua grande preparazione tecnica ed esperienza storico-filatelica, è stato un pilastro della filatelia italiana. E lo è stato fino all'ultimo, prestando la sua penna e la sua passione all'Accademia di Filatelia e Storia Postale. Voglio ricordarlo, in particolare, con un piccolo grande regalo che mi fece anni fa: l'intestazione grafica del mio
giornalino filatelico (philweb.it) che mi donò quando cambiai la grafica al sito, riuscendo a tirar fuori una illustrazione geniale e innovativa - come lui sapeva sempre fare - da una semplice foto del mio matrimonio. Mi mancherà! Ciao Franco ❤️











Francesco De Carlo
Collezionista e autore di Philweb.it

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Nel 2017 l’Unione Stampa Filatelica Italiana decise, per felice coincidenza, di riunire Franco e me per i suoi riconoscimenti annuali: a lui assegnò il premio Renato Russo, a me il Fulvio Apollonio. Fu un momento di sincera gioia, una sorta di ritorno alle origini della nostra amicizia, che affonda le sue radici in tempi lontani — forse a Torino ’69 — e che si rinsaldò fra i saliscendi di Ischia, durante la memorabile escursione di Europa ’70, quando, su un furgoncino, insieme a mia moglie, visitammo i punti più attraenti dell’isola.

Col passare degli anni i nostri percorsi si separarono un poco: io divenni giurato, lui espositore a Belgica ’72. La sua visione della tematica era profondamente personale, fondamentalmente fuori dagli schemi di giudizio, ma mostrava una cultura filatelica vasta, autentica, da cui tutti gli altri espositori avrebbero potuto apprendere molto.

Di Franco ho continuato a seguire con ammirazione gli scritti: densi, coerenti, sorretti da un rigore di metodo che non sacrificava mai la passione. Il suo Novellario rappresenta un lascito prezioso, una guida a tutto campo per chi desidera capire davvero che cosa siano la filatelia e la storia della posta del nostro Paese: una disciplina animata da curiosità, sentimento e amore per la conoscenza, come lui ha saputo viverla e trasmetterla.
R.I.P.

Giancarlo Morolli

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Apprendo la notizia con grande tristezza: l'ho sempre considerato uno dei miei maestri di filatelia, insieme a Italo Robetti e Giuseppe Fontana. Era stato lui negli anni '70, ccn i suoi articoli sulla rivista dell'UNAFNE, a farmi capire che, al di là della filatelia subordinata ai grandi interessi commerciali, esistevano alternative molto più interessanti e... libere.

Grazie Franco.

Lorenzo Oliveri

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Il pin e l’A rossa.

Il pin dell’Accademia è quell’affarino rosso che gli Accademici dovrebbero sempre portare al bavero della giacca. Ideato da Franco Filanci, quando lo vidi realizzato mi apparì brutto e ne parlai con Franco. Prontamente, da creativo grafico pubblicitario, mi rispose che importante era che si notasse e si distinguesse. Risultato raggiunto: tanti mi chiedono cos’è, così posso rispondere e spiegare.  Franco ha sempre rimarcato la particolarità e la diversità dell’Accademia da una associazione, dal fatto che è composta da membri e non da soci ed è per questo che, quando posso, evidenzio con una A rossa i suoi membri.  È una delle tante cose che ho imparato da Franco.

Lorenzo Carra

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In questi giorni di dicembre ci è capitato più volte di pensare a Franco Filanci, ossia al Maestro di filatelia e storia postale che da oltre 10 anni era il nostro referente fisso per ogni argomento riconducibile a francobolli e dintorni. 
Lo abbiamo seguito durante la nascita dei volumi del Novellario, di cui abbiamo discusso alcune tesi, e più volte lo abbiamo ascoltato mentre ci parlava dei suoi progetti. Malgrado l’età e il ricorrente timore della fine, ne aveva ancora tanti, a partire dal volume sugli Antichi Stati che avrebbe chiuso il Novellario. Speriamo che nel suo computer possa esserci il testo di quel settimo e conclusivo volume. 
Tra volumi e articoli, il suo nome ricorre ovunque. Centinaia di titoli che attestano la vastità e insieme la profondità dei suoi interessi e dei suoi contributi. Dai francobolli agli interi, dalla storia del collezionismo a quella postale, Franco sapeva intervenire con originalità e competenza. Scriveva, ma disegnava con la stessa perizia, come attestano i tanti francobolli realizzati per San Marino e per l’Italia, ma anche le copertine e le vignette presenti in varie pubblicazioni.   
Scompare con Franco un amico attento e premuroso, una fonte di informazioni e raccomandazioni. 
In questi giorni leggiamo che sta mancando a tutto l’ambiente, e questo in parte ci consola. Ma quando pensiamo che componendo quel numero di telefono di Parma non sentiremo più la sua inconfondibile voce, ci sentiamo tristi e insieme decisi a dare il nostro contributo affinché il suo ricordo resti sempre vivo, nel nome dei valori più alti del Collezionismo.

Francesco Giuliani

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Era attivo e conosciuto in filatelia sin dagli anni Sessanta, quando pubblicava su Il Collezionista le strisce del filatelista Rommie che io, giovane filatelista ma già abbonato alla rivista, leggevo con grande piacere (anche se non capivo ancora benissimo le allusioni...). Disegnò il suo primo francobollo (obiettivamente non bellissimo, anche per sua stessa ammissione) nel 1969, per il cinquantenario della Federazione. Poi ne disegnò altri, per l’Italia e soprattutto per San Marino, dove brillò (anche lì) per inventiva, originalità e capacità grafica. Per l’Italia, disegnò quello che secondo me (gliel’ho detto più volte) è il francobollo italiano più bello: fila-t-elia (Giornata della filatelia 1992): un volto femminile accennato con uno sguardo ammiccante, conturbante e amichevole, un puro e gioioso invito alla filatelia. 

Conobbi personalmente Franco nel 1988, e da quel momento rimanemmo in contatto costante ed amichevole per scambi d’idee e di nozioni. Certo, è stato tante cose: studioso, polemista anche compiaciuto, elzevirista, scrittore e saggista, disegnatore, ideatore, presidente, commentatore, cataloghista, ma a mio parere il suo merito più grande è un altro: è stato un grande, entusiasta ed instancabile teorico della filatelia.

A fronte delle molte classi espositive oggi presenti, aveva lucidamente teorizzato: esistono tre modi per guardare (e collezionare) i documenti postali. Il primo è guardarne gli aspetti tecnici (dei francobolli come di altri oggetti) e allora è filatelia; il secondo è guardarne gli usi postali, e allora è storia postale; il terzo è guardarne il soggetto, e allora è tematica. Idea logica e chiara, che nessuno comprese o raccolse; anzi, in realtà uno ci fu, io (Campionato cadetti per la Federazione).

Applicò il concetto di schema teorico anche nella catalogazione dei francobolli e degli interi: prima stabiliamo le regole di cosa sia un valore tipo e cosa no, poi le applichiamo, e non viceversa in nome di una logica solo commerciale. Un approccio che mi ha sempre convinto, anche per la mia formazione mentale e di studio, che ho applicato nelle mostre di Montecitorio e del Quirinale nonché nei miei scritti, e che ben pochi altri hanno seguito, in nome di un acritico consolidato status quo. Insomma, non esito a dire che da questi punti di vista Franco Filanci mi è stato maestro.

Bruno Crevato-Selvaggi